Quando si parla di birra, solitamente si pensa a  sportivi, tifosi che guardano una partita davanti alla tv, al beer pong, a giovani chiassosi e tanto altro…

Tuttavia la birra ha vissuto un lungo percorso di trasformazione, diventando una bevanda nobile e chic quanto il vino (basti pensare all’evoluzione delle birre artigianali).

La birra infatti è una delle più diffuse e antiche bevande alcoliche del mondo, sulla quale ognuno ha il proprio punto di vista e la propria preferenza. Proprio per questo diversi sono gli stereotipi che si sono sviluppati attorno ad una delle bevande più famose al mondo.

Di seguito sono elencati 10 dei luoghi comuni  sulla birra che vanno assolutamente sfatati:

La birra in lattina non è all’ altezza della birra in bottiglia.

Da sempre le birre in lattina vengono percepite di qualità inferiore rispetto a quelle in bottiglia, che invece si presentano in vetro, alte, slanciate rispetto alle piccole lattine in alluminio. In realtà la lattina riesce a conservare molto bene la birra, la difende dall’ossigeno (con il quale la birra si ossida), calore e luce. Non a caso da diversi anni in America e recentemente in Italia sono comparse anche le prime birre artigianali in lattina.

 

Le birre ricche di luppolo sono tutte amare.

Durante il processo produttivo della birra, il luppolo conferisce sia il tipico sapore amarognolo, sia un notevole bouquet di aromi. Infatti la resina del luppolo conferisce il sapore amaro, gli oli essenziali  del fiore invece infondono gli aromi. Ad oggi esistono centinaia di varietà, dunque il grado di amarezza dipende dalla varietà e dal momento in cui il luppolo viene aggiunto nel processo di lavorazione.

L’amarezza dunque andrebbe rapportata alla dolcezza del malto usato. Alle birre con un residuo di malto zuccherino basso, il luppolo apporta aromi più amari. Mentre nelle birre ricche di malto il luppolo bilancia i sapori.

 

La birra fa ingrassare, i cocktails e il vino no.

Un altro luogo comune sulla birra da sfatare: come tutte le bevande alcoliche, se consumata in eccesso ingrassa, ma tra tutte quelle che si trovano nei bar la birra è la bevanda alcolica con meno calorie. La maggior parte dei bicchieri di vino hanno gradazione alcolica più alta, molti cocktail hanno invece un altissimo contenuto di calorie, prendiamo come esempio il Margarita che è una delle bevande più caloriche che si possano bere, senza contare poi l’altissimo livello di zuccheri che contiene.

 

Tanta schiuma nel bicchiere è uguale ad una birra qualitativamente scarsa.

Se c’è tanta schiuma nel bicchiere, in molti casi significa che chi ha spillato la birra ha fatto un buon lavoro. La schiuma è necessaria, perché è ciò che trattiene i profumi e le relative sfumature, oltre a ritardare l’ossidazione.  Tuttavia bisogna stare attenti, la quantità di schiuma varia a seconda dello stile, e ce ne sono alcuni che non la prevedono, come in genere le birre molto alcoliche.

 

La birra non scade.

In verità dipende dallo stile di birra. In generale possiamo affermare che le birre che più di tutte subiscono la data di scadenza sono quelle luppolate.

 

La birra deve costare poco.

Altro luogo comune molto diffuso sulla birra è legato al costo della bevanda. Solitamente sentiamo dire “i  prezzi delle birre artigianali sono esagerati”. In realtà va compreso tutto il lavoro che c’è dietro la produzione della birra. Si tenga conto che aprire un micro birrificio con una produzione annua di 300 ettolitri, tra macchinari e autorizzazioni, costa intorno ai 200 mila euro. Poi, in Italia c’è la spinosa questione delle accise sulla birra: oltre a essere sproporzionate, bisogna pagarle al momento della produzione. In sostanza, alla cieca.

Le prime richiedono sforzi ingenti da parte dei produttori, servono tempo e idee per realizzare ricette credibili e che abbiano mercato.

 

I lieviti rendono la birra acida.

Di solito i lieviti nella birra sono visti come portatori di difetti legati all’ acidità. Molti birrifici americani usano i brett/lieviti per produrre delle Saison e delle Ale particolari, ispirati alle birre acide belghe. In pratica i brett mangiano gli zuccheri della birra, e più a lungo lo fanno più la birra diventa secca e acida (ma l’acidità non dipende solo dai brett, anche da batteri lattici e tutta una serie di altri microrganismi). Anche in questo caso è importante il momento in cui il lievito viene a contatto con la birra. Se inserito all’ inizio della prima fermentazione, si limita ad aggiungere soltanto un carattere lievemente aspro.

Le birre scure sono più forti.

Innanzitutto, bisogna chiarire il significato di “più forte”, inteso anche con la formula “più pesante”. In generale si intende un maggiore contenuto alcolico e di calorie rispetto alle più semplici e comuni lager. A determinare il colore della birra è la scelta del tipo di malto: la tinta non è quindi un indice di grado alcolico. Le birre scure sono anche falsamente accusate di avere un carico calorico tale da poter sostituire completamente un pasto: si tratta, anche in questo caso, di una falsa credenza. Una pinta di birra irlandese, ossia 560 ml, apporta circa 170 calorie: molte meno di quelle di un pasto e senza dubbio con un apporto nutrizionale non comparabile. Il colore della birra, infine, ha nulla a che vedere con il grado alcolico: la Guinness, una delle scure più note, ha solo circa il 4% di alcol.

 

Le birre di frumento devono essere servite con una fettina di limone.

Assolutamente no! Può capitare di chiedere una una Weizen (o una Blanche) e vedersela servita con una bella fettina di limone  sull’orlo del bicchiere. Il limone è l’esempio più odioso di “agente esterno” che finisce per aggiungersi a una birra già bella e pronta, alterandole il sapore.

La birra calda aiuta contro il raffreddore.

Questa credenza sulla birra, diffusa in Germania è vera. L’orzo contenuto nella bevanda alcolica aiuta contro i problemi respiratori, e la sua circolazione nel sangue rafforza il nostro sistema immunitario.